Rollo Tommasi

The guy who gets away with it

L’effetto pitbull.

rottweiler

Quando capita che un cagnaccio aggredisca/uccida/sbrani un uomo/donna/vecchio/bambina subito partono i media, lancia in resta, con articoloni roboanti sull’accaduto, con la premura di specificare quanto del corpo sia stato sbranato, quante dita strappate, quanti tessuti lacerati.

Perlopiù i protagonisti sono i famigerati pitbull, che la gente in fondo manco sa che cosa siano di preciso. Spesso per pitbull si  intendono anche rottweiler, dogo, chihuahua (con l’unica differenza che quest’ultimo più che bucherellarti una mano non può fare).

È stato detto e ridetto che i cani pericolosi non esistono, e che è solo una questione di educazione e di padrone deficiente. È accaduto di recente che un dogo argentino svizzero sia stato soppresso perché aveva aggredito il suo padrone. Ciò che non era stato detto – e che io ho appreso grazie ad AgireOra – è questo:

La stampa aveva riportato a caratteri cubitali l’evento, evitando però di scrivere la vera dinamica dei fatti. Il cane era di proprietà di una persona – non perfettamente inserita nella società – che lo maltrattava sistematicamente. Inoltre non è stato riportato che il dogo è probabilmente sordo, che l’uomo che lo deteneva gli spegneva delle sigarette sulla testa e che per questo motivo il cane si è solo difeso.

In tanti avevamo scritto ai veterinari cantonali, al consolato in Italia e ai giornali svizzero, ma purtroppo dalla Svizzera ci informano che, nonostante le numerose proteste anche dall’Italia, nonostante che un gruppo animalista ticinese si sia mobilitato e abbia raccolto più di 500 firme in pochi giorni per tentare di salvare la vita al cane, nonostante la disponibilità ad adottarlo ed eventualmente a riabilitarlo da parte di privati cittadini Svizzeri ed anche dall’associazione italiana Vitadacani, la condanna a morte è stata eseguita ugualmente.

Tutta ‘sta pappardella (vegan, ovviamente, o con cinghiale di soia) perché?

Perché sul Corriere online leggo una notizia bellissima e fighissima, ma occupa solo quattro righe così, quasi buttate lì:

TORINO – Una bella storia di amicizia tra uomini e animali. A Rivoli, nel Torinese, una donna si è salvata dal crollo di un soffitto nel suo appartamento grazie all’intervento del suo cane. Secondo quanto ha raccontato alla polizia la 50enne, l’animale le si è gettato contro facendola cadere mentre stava per entrare nella stanza dove, in quello stesso istante, stava crollando il soffitto. Il cane ha forse sentito il pericolo e ha così salvato la sua padrona che si trovava in casa con il marito. Ancora da accertare le cause del crollo che potrebbe essere dovuto a dei lavori di ristrutturazione effettuati anni prima.

Stop, basta, nient’altro. Come si chiama il cane? Quanti anni ha? Di che razza è? Boh!


EDIT: Sono felice del fatto che abbiano aggiunto foto e nomi di cane e proprietaria. Borbotto un po’ di meno, adesso.

Eppoi, un’altra cosa: a questo cane gli è andata bene, nel senso che gli è stato riconosciuto il “merito” della sua azione.

Ci fu, invece, un altro cane a cui non toccò la stessa sorte: cercando di rianimare la padrona che aveva assunto una dose eccessiva di barbiturici, e che altrimenti sarebbe bella che morta, arrivò al punto di sfigurarla per svegliarla. Lei si svegliò, mutilata, disse di esser stata aggredita e provocò la soppressione di quel povero animale. nI seguito fu la prima donna a subire un trapianto di volto.

Mi vien quasi da farmi crescere i sopracciglioni come mio nonno e dire “Ecco com’è che va il mondo!”.

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3 commenti»

  Rustichello wrote @

ma è vera la notizia della tizia che voleva accopparsi e invece ha rimediato solo qualche mozzico? è bellissima…

  rollotommasi wrote @

Guarda, Rustichello caro, purtroppo è vera (dando per scontato il credito verso vari media nazionali e internazionali). È molto triste, in realtà…

  Rustichello wrote @

certo che è triste. io intendevo bellissima nel senso che non sembra vera, che è così allucinante da costituire un bella trama, con qualcosa di metaforico alla base. solo in quel senso dicevo…


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