Rollo Tommasi

The guy who gets away with it

Un giorno di pioggia, un’antropologa…

A Roma, usciti dalla fermata di metro Barberini e imboccata Via del Tritone, si incontra un sottopassaggio pedonale che ospita una libreria. Questo insieme di scaffali pieni di libri di tutti i tipi si chiama Libreria Underground ed è, come da volantino, “l’unica libreria a prezzi di stock”. Se prendete in mano un volume e lo girate, oltre a impolverarvi le mani, troverete incollato un bollino che – a seconda del colore – significa: 1 euro (giallo), 3 euro (arancione) e 5 euro (verde). Come già si può capire dal post precedente, mi ci sono buttato con giuoia.

Il bottino, non male, è consistito in tre volumetti della Meltemi, collana Gli Argonauti. Tale collana è specializzata in Antropologia ed essendo io un mezzo antropologo malriuscito non potevo non fiondarmi su quei tre bollini arancioni.

Uno di questi è stato Trapianti sesso angosce di Laura Bonato, che dieci anni fa (la data di edizione del libro) era “ricercatrice di antropologia presso il Dipartimento di Scienze Antropologiche, Archeologiche e Storico-Territoriali dell’Università di Torino”. Adesso, francamente, non saprei.

Copertina di <i>Trapianti sesso angosce</i> di Laura Bonato

Copertina di Trapianti sesso angosce di Laura Bonato

Il sottotitolo del libro, come da copertina è Leggende metropolitane in Italia. Il tema, dunque, si intuisce facilmente: avete presente quelle storielle che inevitabilmente si raccontano, a seconda delle circostanze, a scuola, in macchina di ritorno dal pub di un’altra città alle due di notte, oppure la sera di Natale quando lo zio panzone, ancora brillo e soprattutto ancora rigonfio di cibo non riesce a dare bene le carte per il settemmezzo e allora racconta quella storia che è successa al cognato del collega di un suo amico?

Massì, dài, l’ambulanza che rapisce i bambini ed espianta loro gli organi, la ragazza morta in un cimitero per scommessa perché un chiodo le tratteneva il cappotto e lei credeva fosse un morto, gli amanti focosi che arrivano al pronto soccorso incastrati “perché a lui è saltato un capillare”, l’autostoppista/bambino biondo/ragazza che sbuca in mezzo alla strada ma poi non c’è più eppoi scopri che era morta di incidente in quel punto, la donna che t’attacca l’AIDS, la Troia Fumante con le bocce in vista all’esame universitario…
Beh, Laura Bonato decide di raccogliere le diverse tradizioni orali contemporanee di queste storie (in pratica registra una marea di ragazzi che le raccontano) e di analizzarle non da un generico punto di vista che le intepreti come forme di vaghi disagi della società contemporanea, mezzi di ammonimento sociale o di descrizioni di inquietanti possibilità dello sviluppo (descrizioni tanto generalizzate quanto – in finale – improbabili perché poco verificabili nel concreto della società), ma da un punto di vista di analisi testuale della narrazione, rifacendosi in particolare, tra gli altri, ai formalisti russi e allo strutturalismo di Lévi-Strauss. Così facendo, almeno dalle premesse che ho letto, intende dimostrare la continuità formale e contenutistica di questi racconti con le narrazioni tradizionali dell’epoca pre-massmediatica (alle storie raccontate attorno al fuoco dai nonni dei nonni, per intenderci).

Prima ancora di concepire la parola “pre-massmediatica”, non posso fare a meno di pensare (e dire alla mia ragazza che mi accompagna sul treno) Questo libro parla di Mio Cuggino!

Incredulo, dopo aver sfogliato altre due pagine, mi ritrovo di fronte questo: clikkami tutto.

Prima di concludere, e subito dopo aver detto che amo l’Antropologia (quella pensata e quella scritta, quella dell’estro di antropologi autocompiacentisi per la propria capacità etnografica ed interpretativa, quella che riesce a raccontare e spiegare il fenomeno-uomo in un modo sempre diverso e sempre e comunque calzante e che per questo si/ti esalta) vorrei mostrare quanto possa essere contemporaneamente adeguata, fine e pur’anche ridicola la pratica della scrittura antropologica: leggete questo.

In conclusione: gli antropologi, questi intepreti-studiosi tanto necessari quanto inascoltati e misconosciuti, non sono tutti pazzi: alcuni lo sono molto di più.

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3 commenti»

  Rustichello wrote @

La Troia Fumante con le bocce in vista all’esame universitario esiste davvero, però. L’ho vista io con questi occhioni.

  rollotommasi wrote @

Dimostramelo.

  Rustichello wrote @

va bene. la troia fumante con le bocce in vista all’esame universitario sono io.


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