Rollo Tommasi
The guy who gets away with itLe Veg-ricette: patate fritte bbòne ©
Una delle cose che mi riesce meglio è iniziare un blog e poi farlo morire lentamente.
Oggi, però, ho scoperto che mi riescono bene anche certe fritture, dato che, col mio estro vegano, ho tirato fuori quelle che ho orgogliosamente denominato Patate Fritte Bbòne ©.
Sono semplici semplici e gustose gustose. Gli ingredienti:
- un tot di patate;
- olio per friggere, quello che preferite (io di solito uso girasole o mais);
- farina bianca;
- birra;
- aglio secco macinato;
- semi di sesamo;
- peperoncino macinato;
- sale.
Iniziate preparando la pastella: a occhio e croce sono 100 ml. di birra per due cuchiai colmi di farina. Setacciate la farina in una fondina, aggiungete mano mano la birra mescolando con una frusta e infine aggiungete aglio, peperoncino e sesamo a vostro gusto. Lasciate riposare e ogni tanto date una girata.
Pelate le patate e tagliatele a fettine di circa mezzo centimetro, nel senso della larghezza. Mettete a scaldare l’olio. Passatele nella pastella e tuffale nell’olio.
Girate per evitare che si attacchino l’una con l’altra e perfarle dorare bene. Quando sono pronte (io mi regolo “al tatto” della schiumarola), mettetele in un contenitore rivestito di carta assorbente da cucina.
Salate e poi magnateve ’ste Patate Fritte Bbòne ©.
Mamasan.
Era l’autunno del 1989. Da qualche parte a Seattle tre ragazzotti intorno ai venticinque anni, Stone Gossard+Jeff Ament e Mike McCready, facevano girare un nastro intitolato Stone Gossard Demos. Qualche centinaio di chilometri più a sud, un altro ragazzotto si divideva tra musica, surf e un lavoro come benzinaio. Si chiamava Eddie Vedder, e ricevette da un certo Jack Irons una copia degli Stone Gossard Demos. Oppure fu presentato dallo stesso Irons ai tre ragazzotti di prima e furono questi a consegnare al benzsurfista la cassetta. Le versioni (almeno quelle di cui dispongo) su questo divergono.
Concordano, invece, sul fatto che quel nastro fu ascoltato e riascoltato nel corso di un turno di notte alla pompa di benzina. Le parole fluirono dalla testa e dal cuore di quel giovanotto di Chicago che amava le onde del mare, passarono per la sua mano e, dopo un bagno di energia a bordo di una tavola da surf, scivolarono su un’altra cassetta, insieme alle note di quei Demos, che un registratore a quattro piste sposò piuttosto bene.
Nacquero, in questo modo, Once, Alive e Footsteps. La cassetta – quella nuova – fu decorata, intitolata MAMASAN e rispedita a Seattle.
Di lì a poco furono il 1991, i Pearl Jam, e poi Ten.

Era il 1997, o forse il 1998. Leggi il seguito di questo post »
Le Veg-ricette: indianata di fagioli con radicchio e un velo di Toscana.
Ovvero un nome scemo per un piatto rapido e gustoso.
Nécessaire:
- Una scatola di fagioli cannellini (sarebbe meglio se fossero secchi, ammollati e lessati, ma poi la ricetta non è più rapida);
- qualche foglia di radicchio (rosso, verde, variegato, fate voi. Se le foglie sono grandi, magari spezzatele);
- circa due cucchiai d’olio d’oliva;
- sale;
- uno spicchio d’aglio medio;
- paprika forte;
- peperoncino in polvere;
- curry;
- cumino;
- pepe nero;
- una bio-piadina di farro veg (cioè senza strutti o lattosi/proteine del latte varî; si trova alla GS, credo).
Sciacquate per bene i fagioli. In un tegamino versate l’olio, lo spicchio d’aglio mondato, tagliato in due e privato dell’anima-germoglio e soffriggete per una decina di secondi. Versate i fagioli, salate (non troppo), spolverate di paprika e aggiungete peperoncino a vostro gusto, un pizzico di curry, una macinata di pepe e un pizzico di cumino. Aggiungete infine il radicchio e coprite con un coperchio, lasciando andare a fuoco medio sul fornello piccolo.
Nel frattempo, in una padella capiente messa su un fornello piccolo e al minimo, adagiate la piadina, riscaldandola circa 4/5 minuti per lato (attenzione a non farla seccare troppo, sennò si spezza).
Girate di tanto in tanto i fagioli: noterete che il radicchio appassirà e che si sarà formata una cremina di fagiuolo tra i fagioli ancora interi. Il tempo di scaldare la piadina, ed ecco che dovrebbero esser pronti.
In finale, versate la fagiolata al centro della piadina calda e richiudete quest’ultima a mo’ di taco o di rotolo. Indi, mangiate con mucho gusto.
Una risata e mezza.
Da La settimana enigmistica n° 4006 del 3 gennaio 2009:

Sarebbe stato perfetto, tuttavia, subito al di sotto:

Per approfondire, link uno e link due (scendere un po’ nella pagina). E magari compratevi pure La settimana enigmistica, ché ci ha molte vignette divertenti (per non parlare del Corvo Parlante…)
Yoga e Bubu.

Yoga Flame!
Sono alla seconda lezione di yoga e ho già imparato una cosa: pranzare con peperoni arrosto all’aglio non è molto funzionale alla posizione della seggiola.
P.S.: Se arriverò a fare come Willem Dafoe in The Reckoning mi sentirò un figo.
L’effetto pitbull.

Quando capita che un cagnaccio aggredisca/uccida/sbrani un uomo/donna/vecchio/bambina subito partono i media, lancia in resta, con articoloni roboanti sull’accaduto, con la premura di specificare quanto del corpo sia stato sbranato, quante dita strappate, quanti tessuti lacerati.
Perlopiù i protagonisti sono i famigerati pitbull, che la gente in fondo manco sa che cosa siano di preciso. Spesso per pitbull si intendono anche rottweiler, dogo, chihuahua (con l’unica differenza che quest’ultimo più che bucherellarti una mano non può fare).
È stato detto e ridetto che i cani pericolosi non esistono, e che è solo una questione di educazione e di padrone deficiente. È accaduto di recente che un dogo argentino svizzero sia stato soppresso perché aveva aggredito il suo padrone. Ciò che non era stato detto – e che io ho appreso grazie ad AgireOra – è questo: Leggi il seguito di questo post »
Anno nuovo vita nuova.
Spesso, quando s’appropinqua l’anno venturo, si è banali e si fanno propositi per l’anno nuovo. Poi, quando l’anno arriva, altrettanto banalmente quei propositi o si disattendono o si dimenticano del tutto.
Fortunatamente, per quanto è riguardato il 2008 sono stato banale solo a metà, riuscendo a portare a compimento quanto mi ero proposto: eliminare del tutto il pesce (dopo aver già tolto di mezzo la carne) dalla mia dieta.
Quest’anno l’intenzione è quella di chiudere il cerchio dell’alimentazione, passando direttamente a una dieta vegana, senza, cioè, latte&uova e derivati.
Già da qualche tempo mi sono premurato di cercare soluzioni interessanti, di cui magari parlerò anche. Non so se riuscirò a mantenere questo impegno come vorrei, anche perché ancora ho da smaltire varie cibarie in casa che vegane non sono. Non mi importa, in effetti, raggiungere uno stato di “purezza alimentare”, tenendo presente anche il fatto che spesso le situazioni non me lo permetteranno (c’è un limite,in effetti, a quanto posso rompere le scatole a mio fratello se mi ospita a pranzo, per esempio).
Il mio dottore già so che non sarà d’accordo, ma almeno mi consolerò pensando a quelli della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana. Inoltre ho in mano un’arma potente, che è il libro Essere vegetariani per negati, della dietologa statunitense Suzanne Havala, che già mi è stato molto utile.
Ometterò, a questo punto, qualunque stupido gioco di parole che termini con il nome “Suzanne Vegan”. Ah ah.
Mi mancherai, stracchino, mi mancherai gelato nel cono ai gusti di zuppa inglese e pistacchio, solo fragola e limone in coppetta senza panna. Yeah.
Probabilmente questo sarà anche l’anno del Dr.Taffi, ma è prematuro parlarne, nonostante io già profumi di Sangiovese e Bacche Blu e di Sangria e Dragoncello.
In conclusione, voi due o tre lettori, già sapete come sono adesso: ecco, spero proprio che quest’anno mi porti davvero una vita nuova, dalla circonferenza ridotta.
In aggiunta, una Perla dall’ultimo concerto che i Pearl Jam hanno fatto a Bologna, poco più di due anni fa: Do the evolution.
Demmerda ibi steti…
Capita che a volte ti tornino in mente ricordi che di tanto in tanto riaccarezzi, e poi li lasci riassopire sotto gli strati geologici del vissuto. Sarebbe capitato a me, oggi, di ricordare una cosa in questo modo, solo che ho voluto approfondire.
M’è tornata alla mente una bella esperienza di fine liceo classico, che passa sotto il nome di Certamen Ciceronianum Arpinas. Si tratta, sostanzialmente, di una gara per giovani fighetti latinisti nerd di Cicerone, che devono Leggi il seguito di questo post »
I filmi di Rollo: “Le Prince du Pacifique”
Le Prince du Pacifique è sicuramente il film che fa per voi se:
- vi piace la haka degli All Blacks;
- vi piacciono i filmetti che per quanto siano -etti comunque quel coinvolgimento e quel groppettino in gola ve li lasciano;
- vi piace quel tipo di comicità tutta francese che, anche nei film più seri, fa capolino con battute, situazioni o espressioni buffe e che, per quanto ridicola, strappa lo stesso una risata.
Il Principe del Pacifico non è un capolavoro, no di certo. Tuttavia mi ha piacevolmente intrattenuto per un’ora e mezza. Pregi: è scorrevole; la storia è interessante e ti lascia il gusto di vedere come va a finire anche quando bene o male ti aspetti determinati sviluppi; le ambientazioni sono luminose e a tratti suggestive, fornendo quel senso di “aria aperta” che cerchi quando Cube è senza dubbio il film che proprio non vuoi vedere. Difetti: a volte, sia nella resa filmica che nell’intreccio, risulta un po’ ingenuo; la storia in fin dei conti – e solo se si hanno pretese eccessive – può risultare “stretta”, incapace di continuare a proliferare nell’immaginario personale (una volta finita, è finita) e lascia di quando in quando un po’ l’impressione di assistere all’allestimento di un teatrino di posa, piuttosto che ad una storia ambientata in un’isola polinesiana alla fine del 1918.
In sintesi la storia: Leggi il seguito di questo post »




